At recent book reading

At recent book reading

Thursday, January 8, 2009

IL MARE

Cosa significa per me l'acqua, il mio senso del mare? Per me che nacqui a Fiume, dove i primi anni di scuola furono sotto il Fascismo e gli ultimi due sotto il comunismo di Tito, per poi passare a Camogli sotto un tipo di democrazia semi capitalista, e infine negli Stati Uniti e in Canada, il mare l'unica costante rimasta intoccata da ideologie, da supremazie culturali, da vane ambizioni di animi affetti dalla bulimia postmoderna. Una volta avrei potuto dire lo stesso per il Latino liturgico in cui mi ritrovavo ovunque andassi per il mondo.

Ogni mare che vedo mi mozza il fiato. Ogni volta sono stravolto dalla sua immensità, dal suo potere misterioso. Quando mi avvicino, mi immergo e mi tuffo nel mare, è come se fossi travolto da un'intensa passione per la donna amata. Nel mare ho la sensazione di librarmi nel vuoto come un uccello, con le mani accarezzo la trasparenza marina come se fossero i fianchi levigati dell'amata. L'acqua a Venezia si presenta per me sotto diversi aspetti: se dai Murazzi guardo il mare aperto, ne sento lo stesso effetto indicibilmente misterioso e affascinante che mi dà il deserto di dune; sento la sua corposità, la sua forza, la sua insistente carezza. Nell'interno della laguna invece, l'acqua assume un aspetto completamente diverso. È come essere penetrato negli appartamenti privati di una donna esotica e osservare attonito gli intimi e segreti moti e riti che la rendono misteriosa e ambita. A spasso per Venezia di notte, sento suoni diversi incastonati nel silenzio come chiocciole involute nella pietra, canali stretti nel silenzio come un talismano, acqua come gonna di lucido raso che sale e scende lungo erotici fianchi di palazzi, ponti bianchissimi nella notte come leccati dai gatti. E di giorno, com'è struggente e misteriosa la fascia lucida d'acqua sotto i ponti che la riparano dagli aghi di pioggia che trapuntano i canali. Qui, come in tutte le città di mare che ho visitato, i vincoli tra oggetti e paesaggio, tra la gente e la sua storia, sono visibili e travolgenti.

Mi manca Venezia terribilmente. È la città che ho adottato e che più mi ha fatto sentire suo figlio sia per la comune cultura e lingua che per il modo particolarmente vivo di partecipare alla vita sociale di tutti coloro che hanno tratto il primo respiro lungo il littorale nord orientale dell'Adriatico. Ma forse la chiave a questo mio affetto per Venezia sarà sempre il mare e i due amici che mi ci hanno accolto nel lontano 1971.

Diego Bastianutti

No comments: